Trump, Formigli ed il pericolo delle “derive autoritarie”

Noi che abbiamo sviluppato tutta una serie di particolari anticorpi per debellare la minaccia rappresentata dall’odioso clero mediatico tricolore e dalle farneticanti ricostruzioni che questo quotidianamente presenta alla platea dei depensanti dovremmo, passo dopo passo, imparare a controllare le nostre reazioni, i nostri istinti primordiali, l’irrefrenabile voglia di prendere a testate la prima parete disponibile della quale diveniamo preda ogni qualvolta ci capiti di assistere alle filippiche vomitate dai vari soloni della disinformazione. Eppure, eppure, negli ultimi giorni il benedetto autocontrollo di cui, come poc’anzi dicevo, sarebbe buona cosa fossimo oramai in grado di avvalerci con una certa nonchalance, è stato messo a dura prova. La vittoria delle presidenziali americane da parte di “The Donald” ha scatenato una vera e propria rivolta degli zombies, un circo degli orrori all’interno del quale i caporioni del fondamentalismo pseudo-intellettualoide hanno dato fondo a tutto il loro armamentario.

Per evidenziare la malafede che contraddistingue i tessitori della grande cultura di massa avrei piacere di concedermi qualche riga da dedicare a Riccardo Formigli, uno dei portavoce più in vista della retorica liberal-progressista via cavo e tra i principali esponenti della cricca formata da quei pubblici imbonitori che attraverso le loro trasmissioni di “approfondimento” si prestano alla sistematica veicolazione di ricostruzioni delle cronache di attualità talmente raffazzonate ed inesatte che definire superficiali sarebbe un eufemismo. Nella puntata del 3 Novembre 2014 di “Piazzapulita” – il talk show di LA7 nel quale opera – intitolata “Faccetta Nera” [1], dopo due orette buone di dibattito il conduttore introdurrà tra gli ospiti Simone Di Stefano, Vicepresidente di CasaPound Italia. Che l’intervista riservatagli sarà tutta in salita lo si capisce dall’atteggiamento tenuto dal padrone di casa, arriverei quasi a dire dal suo stato d’animo, l’ex inviato di Santoro infatti decide di iniziare la chiacchierata asserendo di avere “Una pregiudiziale antifascista molto forte”, il volto ed il corpo esprimono in maniera evidente un disappunto lancinante, e tra le prime domande rivolte al politico romano compare la seguente: “Ma lei è fascista invece?”. Alla secca risposta di questi, “Assolutamente sì”, il Formiglione nazionale sembra trasecolare. Seguono una ventina di minuti nei quali invece di parlare di economia, lavoro, disoccupazione o non so cos’altro Di Stefano sarà costretto ad impegnare il già poco tempo concessogli a difendersi da diverse accuse di antisemitismo. Qualche mese dopo, esattamente l’8 Giugno 2015, va in onda nello stesso spazio televisivo “Stato Islamico, nascita di un Format” [2], episodio nel quale sarà ospitato, tra gli altri, tale Karim Franceschi, un bellissimo ragazzo italo-marocchino recatosi sul confine turco/siriano nel Gennaio dello stesso anno per unirsi come volontario alla “riconquista” di Kobane da parte dell’Unità di Protezione Popolare curda. Egli, raccontando la sua esperienza, ad un certo punto asserirà candidamente “Sono comunista”, e tutto il suo intervento vedrà un Formigli accomodante ed affascinato interagire con lui. La differente impostazione tenuta nelle due occasioni è palese esempio della capacità di influenza che l’universo massmediatico ha la facoltà di esercitare, determinando così uno specifico orientamento, piuttosto che un altro, nelle preferenze e nei sentori del pubblico a casa, milioni e milioni di persone. Come si vede, il potere di incanalazione nelle mani di network televisivi, gruppi editoriali e ceto intellettuale è a dir poco spropositato, e viene di volta in volta utilizzato a favore della consorteria d’interesse di turno. Questo è l’abituale andazzo che imperversa tra i manipolatori della realtà, coloro che dovrebbero per via del ruolo ricoperto assumere un atteggiamento super partes, ma che al contrario non mancano occasione per inquinare la loro attività condendo a proprio piacimento i dati e le notizie che maneggiano. Io reputo tutto ciò di una gravità inaudita, si tratta di uno stato di cose che chiama direttamente in causa l’universo della comunicazione mainstream in ogni suo aspetto ed in ogni sua sfaccettatura.

Qualcuno potrebbe scorgere dietro questo mio j’accuse la semplice lamentela di un antipatico brontolone, magari anche un po’ nostalgico, ma non si tratta di questo, anzi. Ritengo talmente importante ed alta la funzione svolta da giornalisti, divulgatori ed informatori che l’allineamento di tale categoria – e in una singola persona e in ampie fette di diversi professionisti – ad un determinato indirizzo è per me da leggersi come un preoccupante stato di malattia per la società tutta. Ora, purtroppo, sono costretto a constatare come ciò in Italia avvenga con cadenza assidua, regolare, e la tendenza verso cui sembra che puntualmente si viri è sempre quella della letf wing. O, per meglio dire, la “nuova” left wing protagonista di questa nostra post-modernità, la quale propala un pasticciato costrutto di capitalismo finanziario, tecnocrazia sovranazionale, violenti mondialismo e globalizzazione, destrutturazione delle comunità e degli spiriti identitari tramite lo schermo dei diritti per tutti. Insomma, un vero e proprio inferno.

Venendo a noi e stante quanto detto, non mi ha affatto stupito ascoltare le dabbenaggini proferite da opinionisti ed analisti vari interpellati in merito alla vittoria di Trump, un interminabile piagnisteo che ha visto il neo Presidente degli Stati Uniti d’America essere accusato, in ordine sparso, di maschilismo, xenofobia, razzismo, antisemitismo, islamofobia, fascismo e nazismo. Niente meno! Nessuno che si sia preso la briga di andarsi a spulciare il programma politico del contendente di Hillary Clinton, così, giusto per tentare di comprendere perché, qualora fosse il mostro che viene descritto, decine e decine di milioni di americani abbiano deciso di concedergli tanta fiducia. No, anche questi sono stati messi sul banco degli imputati, semplici ignoranti e poco istruiti individui appartenenti alla middle class che, dislocati sulla sterminata prateria incastonata tra i due oceani ed anni luce distanti dai salotti di New York passano le giornate a scacciar zanzare masticando spighe di grano tra un improperio ed un’imprecazione. In pochi hanno capito che a votare il magnate statunitense sono invece stati dei lavoratori minacciati dalla concorrenza più che sleale di una manodopera a bassissimo costo importata dai padroni del vapore. Per costoro, ascoltare qualcuno parlare di dazi doganali nei confronti dell’import proveniente dalla Cina, restrizione delle politiche migratorie e revisione dei trattati di libero commercio deve avere significato veder rinascere una speranza, o quantomeno lo spiraglio di una possibilità.

Ho trovato oltremodo indovinata la lettura dei fatti esposta dal Prof. Franco Cardini, il quale, intervistato da “Il Discrimine”, si è così espresso in merito: D. «Chi, in America e all’estero, è più preoccupato per la vittoria di Trump?» R. «Probabilmente tutti i “poteri forti”, negli States e fuori di essi. Ma correranno ai ripari e probabilmente prevarranno. Non mi faccio illusioni: anche se accolgo con soddisfazione l’applauso della Duma alla notizia della vittoria del Grande Matto, lo considero un segno della Provvidenza e mi ripropongo di accendere un cero alla Beata Vergine Maria perché protegga la Santa Russia e tutti noi» [3]. Nessuno qui avrebbe l’ardire di incensare Trump come novello Salvatore, portatore di Giustizia e soluzione per tutti i mali, no. Una cosa è però certa, il fatto che non sia stata Hillary Clinton a prevalere è sì da leggersi come una eventualità determinata dalla Provvidenza. Il baraccone di potentati che questa aveva alle spalle, il cosiddetto “War Party” con il suo codazzo di affiliati distribuiti in tutti i gangli dello Stato, avrebbe probabilmente precipitato gli eventi in una condizione di pericolosa belligeranza generalizzata, moltiplicando la già consistente presenza dei “boots on the ground” in giro per il mondo. Donald Trump al contrario, propugnando prima di tutto la necessità di un’intesa con Vladimir Putin e di una rivisitazione della peculiare ossessione a stelle e strisce volta ad esportare Democrazia in ogni dove, sembra voler incarnare delle intenzioni isolazioniste sullo scenario internazionale, in continuità con un nuovo corso che a voler essere precisi già alcuni ambienti di Pentagono e Congresso avevano iniziato a propugnare negli ultimi scorci della pur aberrante Amministrazione Obama. E viva Dio, diremmo noi. Solamente i vari Formigli, Botteri, Severgnini e compagnia cantante sembrano dissentire.

GRV

 

[1] https://www.youtube.com/watch?v=WBIIRurWrG4

[2] https://www.youtube.com/watch?v=hE-AYmDI7Mw

[3] http://www.ildiscrimine.com/trump-ha-vinto-due-domande-a-franco-cardini/

 

 

Un pensiero riguardo “Trump, Formigli ed il pericolo delle “derive autoritarie””

  1. Ti rileggo finalmente con piacere caro Giovanni.
    Ho letto con estremo interesse il tuo articolo che mi vede pienamente d’accordo con la tua attenta analisi.
    Che la libera informazione poi tanto “libera” non sia, lo stiamo vedendo da tempo ma proprio in questi giorni lo è ancora meno e sta dando il peggio di sé stessa. Per il prossimo quesito referendario, si sbracciano, urlano s’inalberano contro coloro i quali perorano la causa del “NO”. Nessuno vede, o non vuole accorgersi, che la campagna referendaria è a senso unico. A voler essere cattivi, diremmo che l’informazione è abilmente pilotata da abili manipolatori dell’informazione – o della controinformazione se mi si permette di esprimere un parere personale -.
    Chi dovrebbe controllare?
    Aggiungo poi e concludo. E’ giusto che il Premier Renzi -che comunque dovrebbe avere, anche se promotore, un porsi nei confronti del quesito referendario in maniera super partes – possa essere il promotore di sé stesso avendo egli stesso e non altri, personalizzato il prossimo Referendum costituzionale?
    Un tempo, quando ancora la politica era in bianco e nero, c’era maggior rispetto per il Cittadino e qualcuno, comunque, vigilava.

    Ti inviterei a leggere il mio ultimo articolo pubblicato sul mio blog proprio per il prossimo 4 dicembre.

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